Agli studenti, alle studentesse, agli esseri umani

Un articolo di

A noi, esseri umani

Cari lettori e lettrici di cryptogirl, cari studenti e studentesse, cari esseri umani questo non mira ad essere uno dei soliti articoli che potete, comodamente, leggere in questa pagina, questa è una lettera a noi, noi che stiamo attraversando quel periodo della vita nel quale è, ancora, presente la scuola o l’università, a noi, tutti, esseri umani.

Il 7 Dicembre uno studente universitario si è suicidato, l’ultimo tra tanti e tante.
Non è importante, almeno in queste parole, conoscere l’università che frequentava, né tantomeno la facoltà che aveva scelto.
La notizia basta a sé stessa ed è preoccupante, provoca rabbia e tristezza al contempo.

Viviamo in un mondo, in una società che ci grida queste parole: «dopo la scuola, iscriviti all’Università, ti devi laureare in tre anni se è un corso di laurea triennale, cinque se è magistrale, successivamente, il lavoro, devi eccellere, devi contraddistinguerti, non puoi rimanere mediocre, non ti è permesso»
Regola non scritta di un mondo basato, esclusivamente, sul profitto.
Il «come stai?» è diventata una cortese formalità, a cui ognuno risponde, spesso, con un «bene» perché abbiamo fretta, ma fretta per cosa?

C’è chi nasce prematuro o qualche giorno dopo il termine prestabilito, eppure, viene al mondo con un pianto primordiale come ognuno di noi.

C’è chi inizia a camminare o parlare nei tempi prestabiliti dalla scienza, c’è chi, invece, a camminare o parlare ci arriva dopo o chi, purtroppo, non ci arriverà mai.

C’è chi percorre il proprio cammino scolastico senza battute d’arresto e chi, invece, si ferma, ricomincia, va avanti con una consapevolezza maggiore.

C’è chi dopo la scuola, inizia, subito, l’università, chi non si iscrive e chi lo fa dopo un anno o, magari, due.

C’è chi prende tutti 30, la lode, c’è chi accetta anche il 18, c’è chi non supera un esame e chi, invece, si laurea nei tempi prestabiliti o, qualche mese prima, c’è chi trova lavoro subito e chi no.

C’è chi fa il fabbro, c’è chi fa l’insegnante e chi l’avvocato.
Nella società in cui viviamo ci sono una moltitudine di esperienze di vita, tutte intense, alcune più difficili di altre, ma tutte valide.
Perché noi non siamo macchine da profitto.

Siamo esseri umani e dal momento del nostro concepimento, le porzioni di DNA si mescolano per garantirci l’unicità che, scientificamente, è la base per la sopravvivenza della specie.

La società deve garantire il benessere dell’individuo ed esso non coincide con l’omologazione, con la pretesa di un percorso “lineare”. Esso coincide con il garantire che, qualunque sia il tuo percorso, ci sarà sempre uno spazio per la tua felicità.

E se cambiare le cose da un giorno all’altro è impossibile, è possibile iniziare a farlo a piccoli passi. Ma come? Promettiamoci una cosa io a voi e a voi a me.
Che domani, quando saremo stanchi a causa del lavoro o dello studio, ci fermeremo e respireremo e, poi, quando ce lo chiederanno, non taceremo quella pausa:
«Mi sono fermato perché ero stanco, perché ero stanca e va bene così»

 

Costanza Maugeri

Costanza Maugeri

Brand Ambassador at CryptoGirl | Studio Lettere Moderne presso l'Università di Catania. Nella mia vita scrivo per necessità e mangio per passione.